Combustibili marini e oli
In accordo alle normative, la riduzione al minimo dei costi operativi e la massimizzazione dei profitti oggi costituiscono l'obiettivo centrale dell'industria dei combustibili. Come risultato della convenzione MARPOL Annex VI, le SECAs (SOx Emission Control Areas) sono state messe in atto nel Mar Baltico e nel Mare del Nord. Nel tentativo di ridurre l'inquinamento nei porti e nelle acque costiere, le regioni di tutto il mondo stanno cominciando a limitare i livelli massimi consentiti di zolfo nei combustibili marini.
Anche cercare di evitare l'avaria del motore in mare aperto è di grande importanza. Monitorando i residui catalitici (cat fines) nei combustibili navali e i metalli presenti nell'olio dei motori il guasto può essere scongiurato riducendo i costi e assicurando un alto grado di sicurezza.
Il combustibile residuo rimanente dopo la distillazione del greggio è utilizzato principalmente per grandi motori a due tempi. Le principali applicazioni di questi motori sono in campo navale e in misura minore negli impianti di energia, quindi il combustibile residuo è anche conosciuto come marino o bunker. Il consumo di carburante bunker per una grande nave portacontainer può arrivare fino a 200 tonnellate al giorno. L'acquisto e la vendita di combustibile bunker funzionano in base alle specifiche del combustibile stesso, che comprende la composizione degli elementi, soprattutto lo zolfo. Perciò, i costi per il monitoraggio degli oli e dei combustibili marini si azzerano soddisfando le norme e migliorando le prestazioni del motore.

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